.. Si tratta di una stele lignea di grande impatto visivo,
l’artista è riuscita a creare, attorno all’opera, l’aura
del rito e, insieme, di antichi archetipi di collettiva
memoria.
Attraverso essa ripercorre la storia stessa dell’uomo
riconducendola agli albori, ai primi aneliti che lo
spinsero verso ricerca spirituale.
La Grande Madre è ventre fecondo, è guerriera, è
pace e lotta.
Ma più di tutto la Grande Madre, la Dea, è donna.
Una donna di carne e sangue e insieme puro ideale e
spirito che muove l’universo, attraverso essa è
possibile. L’artista assurge a livelli superiori
liberandosi dei pesi, sociali e emotivi, che la
costringono alla dimensione più materiale.
Si compie quel prezioso processo di catarsi,
rappresenta il superamento e, in alcuni casi,
l’accettazione di traumi passati, dei conflitti interiori,
la Dea è donna, pronta a dare la vita e lottare per essa
ma capace di accettare la morte come fattore naturale
e inevitabile.
Luce e ombra si alternano, vista e cecità, ora tutto
affonda nelle monocromie per riaccendersi nella
purezza dei colori puri, senza compromessi, così lo
scorrere della vita, in vesti femminili, racchiude in sé
il mito e il rito, elementi preziosi al ricongiungimento
con il Sé profondo.
La Dama del Lago è definitivamente assolta,
sollevata dal peso del dolore che si trasforma, diventa
spada, rete e corazza.




